





C’era una casa allora
e il campo giallo sul fianco
le donne bagnate nell’orto
e il canale brillava di pesci sole,
c’era un ponte
e poi la strada stretta
a sembrare la manica
di una giacca grigia
e un cancello che chiudeva
fuori la vita sudata nei campi,
c’è una casa spenta ora
un tetto squarciato
per vedere il cielo da vicino
e un albero di ciliegie
cresciuto dentro
che si allunga all’aria
per dare marmellata agli uccelli
e c’era una corte con gli archi
per seccarci le foglie di pannocchia
buone per farci materassi per l’inverno
che di mattino poi i solai
odoravano di pelle e pane.


è una casa che mi affascina tutte le volte passo per quella strada... e il campo giallo di colza nei giorni scorsi era una meraviglia, ho voluto fermarla con delle foto, dopo vari appostamenti...

Volevo ringraziarvi dei vostri gentili commenti con questo semplice mazzolino di fiori che ho raccolto oggi tornando a casa dalla scuola, oggi è stata una giornata davvero calda, una leggera neve di polline volava nel sole, in golena gli uccelli cantavano felici, avrei voluto stendermi sulla scarpata e ascoltare quei canti fino a sera.
Vi auguro inoltre un buon fine settimana e mille splendidi soli!!
a braccia aperte, grazie ancora a tutti...
cricri
nota: la casa che vedete, dietro il vaso del mio davanzale, è della mia vicina Milena, per ben due volte suo figlio aveva insistito nel portarla a Bolzano vicino a lui, essendo lei rimasta sola in quella casa grandissima, ma Milena non era capace di abituarsi e ora è tornata e ci resterà almeno per tutta l'estate ed io ne sono felice, per me vedere chiusa quell'unica casa vicina alla mia mi dava un'infinita tristezza, ero abituata al mattino aspettare che Milena aprisse i suoi balconi, fare due chiacchere assieme, vederla trafficare nell'orto, fare la passeggiata con il suo cagnolino, sotto la vite con le amiche a fare filò.
Sulla destra potete notare un angolo di verde, quelle sono le scarpate d'erba davanti a casa mia, (si vede meglio nell'altra foto tra i media). Nella foto sotto Milena e la sua chioma bianca, è bello rivederla nel suo orto, l'ho sempre detto che qui ci si ammala di Matana come il mal d'Africa.

Verrai con la lavanda
il rosso dei papaveri ai piedi
e il sudore del grano
dentro il petto di spiga
e il mio vestito saprà di pane
e le briciole nel letto
racconteranno alle formiche
i nostri baci
e mi porterai il tramonto del campo
dentro l’incavo delle tue mani
per tenere il sole
nella casa degli attrezzi
e sulle scale le carezze
della coperta di lana,
di notte quando verrai
dalle terre bagnate
le mie gambe tremeranno,
sulla porta ho cento domani
e un dove mi coglierà sveglia
nell’alba scavata dal cielo,
a dimora le piante
e il mio cuore attorno
agli iris dei verdi fossi.
Le mie braccia di glicine
attorno al tuo respiro tremolante,
la mia mano
gonfia di parole,
bianco magnolia
è il mio foglio appeso al tuo ramo,
sono pesce muto
nell’acquario del cielo,
la fioraia di maggio
che recide gli steli dei giorni.
Pozzo vuoto
il tuo ricordo.
Ho perso il cuore che mi hai disegnato,
la farfalla che sorrideva della mia pelle.
Cerco il tuo sorriso alle mie spalle
ma ho scapole nude,
schegge che non accarezzi.
Il tuo capo e il collo modello
con la creta dei miei perché,
impastati al silenzio antico
di una pianura
che posso toccare solo
con occhi divisi.
Vorrei poterti leggere
Cechov un giorno,
incontrarti nel giardino dei ciliegi,
e tu
vento di marzo a spogliarmi.