


Non posso più baciare
la tua bocca piena di silenzi,
il sole drammatico,
lontano il mio cuore
dove il tuo sangue non scorre più,
la casa di poco sole
il luogo che mi aspetta,
là dentro nelle mie lettere
ci troverai il mio amore ripiegato,
quel giorno guardami
con gli occhi di mio padre e capirai
la piccola briciola viva della mia anima.
n.b. ho postato dal pc dell'internet point della biblioteca, il mio l'ho dovuto portare in officina e non so quando potrò riutilizzarlo, inoltre starò fuori per un paio di gg, con il banchetto creazioni al mio paese per la sagra, intanto vi abbraccio tutti ad uno ad uno, grazie amici, spero al più presto di recuperare i vs. post.
In questa giornata di sole
a farmi compagnia
le carezze che non ho.
Invenzioni d’amore
Ora non posso
inventarmi un nuovo amore
se non il Tuo.
Ortica
La mia vita,
quarantatré addii,
facili ortiche del mio orto
coltivato all’ombra di un amore lontano,
errore del mio insopportabile cuore.
Del poco amore e di un inverno
È poco il mio amore,
è vago e triste.
È come un cielo inazzurrato di pochezza.
Dai calici di tulipani
bevo i tuoi colori,
ho passi leggeri
per non calpestare viole
del mio triste pensiero,
la sera sfuma nelle braccia
spossate dai saluti
e i baci ancora là
appesi alle labbra,
la mia tortora tuba
implorando il caldo nido
ma ali spezzate al cielo
non sanno più volare,
le tue bandiere di libertà
han dato al cuore l’inverno.
Un nuovo mattino,
e graffi di luce
al seno tiepido ferito.
Di te che non mi sfiori
con labbra e fiato dentro il cuore,
la sera vuota del tuo nome
e mani che ormai san di brine.
Sul tavolo verso
pensieri di vino da dimenticare
e un cielo perso di una domenica
in tralci inarcati al tramonto serale.
Nel bacio dell’arrivederci
nascondevo i gesti
e tacevano le braccia
rubando gli ultimi colori alla tua piazza.
Mendicante scalzo
nel chiedere te e la tua terra,
ma mi portava via
l’inverno di silenzio.
Ora il giorno delle tue non carezze
è un buco dove scrivo per non morire.
Affacciati nella tazza d’orzo i miei mattini,
nera caffé la luce fuori,
gazza la mia vita
anche oggi mi ruba la tua presenza.
Dal bosco tardivo di verdefoglia
esce un pianto umido,
e il bisogno di parole si bagna,
ma è solo silenzio
che divido e raccolgo.
Nella serra del cuore
riparo il fiore
da quello che non ci è dato,
tra me e te c’è una terra di mezzo
che trattiene dita bocche occhi.
Attendo,
come la sedia di vernice fresca
che ho messo all’aria
e il mio domani
sarà ancora asciutto di te.
Hai cucito fiori di vicinanza
sopra la terra del mio cuore,
sei venuto a ripararmi le vele,
imbastire parole
per questo giardino
slacciato di verde.
Non eravamo che scampoli di ore
tra le pieghe del nostro bene.
Il filo della tua voce,
l’orlo della tua pazienza,
il tuo coraggio bambino
a rammendare
questi miei silenzi,
asole di sole
per tenerci
nella fodera della vita.
Ritrovo il cerchio dell'abbraccio
che mi stringeva a stento,
qui la tua mano e niente moriva mai,
ora raccolgo foglie del mio viale
accartocciando la vita
in sere di silenzi.
Ti chiedo
come il vento sulle foglie,
perché le mie giornate
s’innamorino dell’ombra dell’amore,
aspettando il cuore degli altri tuoi domani
offro un sorriso pubblico ai passanti
ma parlo sola con il merlo che fischia nell’aria.
Hai bevuto il mio mare
senza chiedermi il bicchiere di ieri,
preso la luna
che rubava l’ombra nel giardino
e scavalcato la siepe
che disegnava il mio confine da te.
L’eco delle tue attenzioni
era foglie di gelso
e succo di more gentili.
Io e te abbiam sudato domeniche intere
per questa caserma abbandonata,
e sotto scale gialle
di ranuncoli e tarassaco,
abbiamo fondato una repubblica
di coraggio e sole
dove io posso dire di amarti,
e il mio dono per te
è il figlio nostro,
fratello d’acqua di Eridano,
Oceano e Teti.
Anche se il quadrifoglio
non ha mai abitato questa casa,
uomini soli,
guardando il nostro rosa,
sognano gli archi di pietra serena
e il cortile di verde affanno e aria.
Quel giorno cantavi
sostituendo il tetto al cielo
mentre io dipingevo
la stanza ricovero ai miei poeti,
granaio del cuore,
e proprio qui ho imparato vivezza di parole
che si sono mosse come nuvole di Delta.