lunedì, 31 agosto 2009
caramelle2ok
C’era un albero
nel giardino di zucchero
tra pini e mandorli in fiore
aveva foglie di menta,
rami di liquirizia
da cui si potevano staccare
legnetti buoni da succhiare
o da mettere nel limone,
era un albero circondato
sempre da bambini e da gatti,
la sua ombra disegnava
chiome di spumiglie
e nuvole di zucchero filato,
le mamme in quel giardino
portavano cestini di pane
e le ciliegie erano tenere marmellate
da spalmare sulla mollica,
le briciole sotto l’albero
servivano agli uccelli,
ai piccoli pulcini
e ai colombi della fontana,
a Natale si ornava
di confetti rosa,
bonbon e bastoncini rossi
qualche lucina bianca,
si spolverava poi con panna
e zucchero a velo,
neve per leccar le dita,
qualche biscotto fatto a stella
e scorze d’arancia candita,
bambini di tutti i colori
l’ultimo giorno dell’anno
facevano un grande girotondo
attorno all’albero delle caramelle
di tutto il mondo,
ballavano e saltavano
cantando canzoni africane,
filastrocche in tutte le lingue,
era l’albero dolce
venuto da un seme di un paese lontano
per scartare in quel giardino
l’ora dell’infanzia più bella.
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categoria:i viaggi dell immaginario
sabato, 29 agosto 2009
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Lo sento il profumo alla tua giacca
sa di mare stasera
me lo hai portato dal lido
quello del silenzio,
come una cartolina
con gli hotel vuoti
d’inverno sul lungomare,
quello di quando vai
a guardare la spiaggia
e non mi dici nulla,
delle tue reti al sole
che hanno lattughe di sale
e delle mie barche di carta
che sopravvivono ogni volta
ai tuoi giorni e alla marea,
mi hai detto che hai visto
impronte di uccelli sulla sabbia
e qualcuna assomigliava
a quella di un colibrì che conosci,
mi hai raccontato
del vecchio pescatore
e dei suoi pesci inventati,
del bambino che giocava
sulla riva con sua madre
e delle biglie di vetro che tieni
ancora nelle tasche,
di quando il mare era d’argento
e le sirene ti venivano a cercare
e tu raccoglievi le scaglie rimaste
per farne collane e monili,
di quelle conchiglie
che hai messo nella scatola
ne porto una ai capelli,
quando verrai ti farò sentire
il rumore dei miei baci nascosti.
 
 
 
 
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categoria:
venerdì, 28 agosto 2009
uova380m
 
Di quella cucina
ricordo ancora il giallo dell’uovo
sbattuto con lo zucchero per papà,
era colazione povera per noi ragazzi,
una scodella a testa
e qualche savoiardo inzuppato
per tirarci grandi dicevano
ché il calcio ci mancava
a guardar le nostre unghie,
mamma però a noi negava il marsala,
a portar via il selvatico dell’uovo
solo un po’ di succo di limone,
ma qualche goccia rubata scivolava
leccando poi il dito
al sapore andato
di quel liquore proibito.
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categoria:i miei azzurri
giovedì, 27 agosto 2009

 

 

Mia madre ieri sera mi ha regalato Verona.
Sono cresciuta a pane e opera lirica in casa con mio padre grande cultore del melodramma, ma non ero mai stata all’Arena.
La corriera ci ha portato nella città scaligera, il caldo non ha fermato la nostra voglia di guardare Tosca di Puccini nello scenario imponente che offre l’Arena.
I sassi erano roventi, le gradinate altissime per una donna come mia madre attiva ma con i suoi 79 anni anche se ben portati, veramente la fatica è stata anche mia e oggi ne porto ancora i segni ai muscoli, le gambe sono due legni.
Verona è una città dai mille volti, Verona mi ricorda tracce di razzismo e l’Adige un po’ la mia casa di una volta e Romeo e Giulietta continuano ad amarsi al loro balcone e io riascolto nelle interpretazioni di due grandi della lirica, Maria Callas e Mario del Monaco, le famose romanze che una serata d’agosto mi ha regalato e commosso e avrei voluto per un momento avere accanto mio padre e vederlo applaudire e come era il suo solito, quando ascoltava questo genere di musica, prendere il fazzoletto e asciugarsi una lacrima magari nella scena di quando Tosca muore per amore di Mario Cavaradossi, gettandosi da Castel Sant’Angelo.
Un grande grazie alla mia cara ragazza del ’30 e a Verona.
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categoria:diario polesano
mercoledì, 26 agosto 2009

 

Giulia oggi si è laureata
ma suo padre non c’era,
suo padre non è arrivato
nemmeno alla pensione,
operaio a porto Marghera
ha perso anni e fegato al petrolchimico
tra nuvole di gas e cloruro,
era dolciastra e sottile quella polvere di pvc
tanto che a volte non ricordava niente,
stordito non sentiva più la testa
ma un gran freddo alle mani
come fosse già inverno
e il vomito poi a casa,
sua moglie non mette mai
fiori finti di plastica
nemmeno ad agosto
davanti alla foto che sorride
come tutti gli altri in fila
passati dal cancello della fabbrica
a quello del camposanto,
dicono che la classe operaia va in paradiso
ché l’inferno è già stato scontato
nelle vasche di veleno
e Giulia scrive al giudice
lettere e condanne,
e Giulia vuole giustizia
per suo padre portato via dal cvm
e dagli spudorati interessi
all’Enichem di Marghera.
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categoria:nessun nido
martedì, 25 agosto 2009
corriera_280x200
Tienimi lontano oggi
ché non ho voglia di parlarti,
di darti le mie miserie
e i gerani secchi dei miei vasi,
nemmeno domani non parlarmi
ché ho troppi strappi nel cuore
e tu non hai rammendi per me,
tu dici che hai solo te stesso e il mare
e passa duecento chilometri di strada
non mi restituiscono nemmeno un bacio,
rendimi silenzio
che non ho parole di rose oggi,
lasciami sulla strada secca
delle colline al sole
senza pane né acqua,
i sandali slacciati
e la polvere ai piedi,
quella strada delle mani arrabbiate,
mani vuote che ora impastano
parole senza senso
e salirò su una vecchia corriera
che mi porti lontano da te
e non vorrò vederti alla fermata che mi aspetti
con il mazzo di fiori in mano, tante scuse e ciao,
lasciami al capolinea oggi
con il mio biglietto scaduto
su cui ho scritto
questa poesia per te
e un ti voglio bene
anche se…
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categoria:i viaggi dell immaginario
lunedì, 24 agosto 2009

Hendrix-Woodstock

C’eravamo radunati nei campi

alla contea di Ulster

e Sam convinse suo padre

a darci la terra fino al confine di Bethel,

là sulla collina d’agosto si posò

la pace dei seicentomila,

quattro sogni in tasca

abbracciati alla musica

e Neil e Joan con le loro chitarre

e la pace gridata nel vento,

la notte era un cielo tutto per noi

fumando erba venuta forse dalla luna

e nacque anche un bambino,

figlio dei fiori cantava freedom,

una pazzia autenticamente solo nostra,

liberi nell’amore, dall’America puritana,

tra la pioggia e il fango

brillava l’anello di Hendrix

la Fender nelle sue braccia, la tastiera di acero

e per quei tre giorni noi avevamo vinto,

la verità ci aveva resi liberi

ma di quel tempo ricordo ormai poco,

quarant’anni passati

e le guerre rimaste

sulle strade del mondo,

rimaste a vivere per la morte

e Joan che continua a cantare con me.

 

 

 

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categoria:i viaggi dell immaginario
sabato, 22 agosto 2009
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La sagra di qui mi ha portato in mente quella del mio paese natio, erano una gioia del cuore quelle giornate di maggio, la scuola stava finendo, l’odore della primavera era nell’aria. Noi ragazzine dovevamo sfoggiare il vestitino nuovo, le scarpe di vernice, fare nuove conquiste. Le famiglie dei giostrai erano nostri amici, per anni i Casartelli hanno impiantato il loro autoscontro nel nostro paese e la giostra dei bambini davanti al negozio di mio padre assieme a quella a catene, che quasi dal mio balcone potevo salirci sopra tanto era vicina alla nostra vecchia casa del sole. Erano persone generose, simpatiche, i figli erano miei amici, le ragazze erano bellissime, ordinate, pulite e spesso mi invitano a giocare nella loro carovana (noi le chiamavamo così le loro case ambulanti). Ero tanto affascinata dalle loro vite pur sapendo che erano faticose e come gitani non erano mai fermi in un posto fisso. Mio padre un giorno mi portò a Padova, forse per compagnia in un suo viaggio come autista con la sua Fiat 1500L, ricordo che siamo passati per Prato della Valle, (il posto era famoso per la festa del santo patrono di Padova, lo potete vedere nella vecchia immagine che ho messo) siamo andati a salutare la famiglia Casartelli e tanto che lui parlava io mi sono allontanata di poco, osservando tutta la gente nelle altre giostre, mio padre so che per dieci minuti non mi ha più visto e mi raccontava sempre che credeva di impazzire avendomi persa, era talmente preso dall’agitazione che non vedeva più niente e tanto meno me che ero lì davanti a lui, spostata solo di qualche metro.
Vi lascio questa poesia nel mio dialetto, quello della mia gente di Cavanella, il luogo del cuore.
Forse le sagre sono cambiate, forse quell’atmosfera delle poche cose non basta più alla gente, anche se in piccoli paesi come il mio è ancor possibile vivere la sagra de ‘na volta.
La mostra “il senso della fatica” si è aperta bene, tanta emozione e il solito gozzo in gola nel leggere la mia piccola poesia ”la me Africa” che trovate anche qui già pubblicata alla categoria "'na spiera de soe", speriamo in altri visitatori fino a lunedì.
Scusatemi se non vi seguo come vorrei ma sono di fretta e devo preparare alcuni ordini per delle signore.
Vi abbraccio tutti quanti anche se sono appiccicosa come un panino di marmellata con questo caldo.
Vi voglio bene!!
Grazie per le vostre visite e i vostri commenti. A presto!!
Il post è scritto di fretta e ci saranno mille refusi e se a qualche anonimo non sta bene si attaccherrà al tram, io gli anonimi li cancello,
 
I giostrari
 
Magio, mese dee rose
e sagra de San Giorgio,
tiro a segno dea Morina,
‘na quaia in premio,
l’autopista iluminà,
le fioe ben vestie e petenà,
scarsee piene de getoni
da giostrari generosi.
A gò sempre sognà
‘na casa coe rode
bea come e so carovane
e girare el mondo
pescando cigni in tea acqua.
 
 
I giostrai
 
Maggio, mese delle rose
e sagra di San Giorgio,
tiro a segno dalla Morina,
una quaglia in premio,
l’autopista illuminata,
le ragazze ben vestite e pettinate,
tasche piene di gettoni
da giostrai generosi.
Ho sempre sognato
una casa con le ruote
bella come le loro carovane
e girare il mondo
pescando cigni sull’acqua.
 
postato da: barchedicarta alle ore 16:47 | Permalink | commenti (15)
categoria:diario polesano
martedì, 18 agosto 2009

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Cari amici
vi metto al corrente della nostra mostra come biblioteca comunale, di cui andiamo molto fieri anche se ci sentiamo un po' abbandonati dalla giunta comunale ma anche questa volta ce la faremo e comunque vada per noi sarà sempre un successo aldilà della fatica e dei contributi che non sono arrivati.
Questo anno faremo una mostra contadina, era da tempo che mi ronzava in testa questa cosa, gli anni scorsi ci eravamo dedicati a mettere in esposizione opere artistiche, quali quadri e altre creazioni, con quasi ben 20 artisti polesani presenti.
Questa quinta edizione invece avrà come tema centrale “Il senso della fatica” con materiali e attrezzi che ci ha offerto gentilmente il sig. Tino Sega di Ariano Polesine. Abbiamo pensato a 14 sezioni che riguarderanno i lavori di quel tempo, la stalla, la terra, la donna, la canapa, i mulini sul Po, il grano, il granturco, i mestieri di un tempo, i mezzi di trasporto, la fornace, la pesca, la vigna ecc... ci siamo basati su alcune foto antiche tratte dal libro "La fatica per immagini" del prof. Dino Felisati, a didascalia le sezioni saranno accompagnate dalle foto e da alcune mie poesie nate proprio guardando le immagini del professore.
Questa mostra intende riportare alla memoria i tempi della fatica, del duro lavoro nel Polesine, dando anche la possibilità di far conoscere ai più giovani la vita dei loro antenati, attraverso materiali e strumenti che ormai sono andati perduti e quasi dimenticati. Dobbiamo ringraziare la grande passione che mette il sig. Tino Sega nel conservare e raccogliere con scrupolosa attenzione archiviando nella sue vecchie stanze della sua casa in Ariano un capitale di inestimabile valore che riguarda il nostro passato.
La serata d’inaugurazione sarà accompagnata da alcuni canti antichi che spesso le donne cantavano durante le ore di lavoro nei campi.
Poi qualche poesia in dialetto per non far morire la lengua dei nostri veci  e con il dovuto ringraziamento ai volontari che ci hanno aiutato con la loro gentile disponibilità perché tutto questo potesse essere realizzato.
Barche di carta si fermerà per qualche giorno, dovrò oltre la mostra esporre le mie creazioni per ben 5 gg di fila fino a notte tarda, in occasione della festa paesana.
Appena riprenderanno nuove energie le barche di cricri ritorneranno al porto.
A presto amici, un grande abbraccio.
Per chi rientra dalla ferie o per chi vuole a disposizione trovate un po’ di vecchio materiale da consultare.
postato da: barchedicarta alle ore 20:36 | Permalink | commenti (10)
categoria:diario polesano
lunedì, 17 agosto 2009
ali169uv9
Tatuavi
la pelle conchiglia,
la mia schiena bianca spumiglia,
morbida neve
che dio nuvola scriveva nell’erba,
dicembre, ero nel giardino del tuo inverno,
un amore disegnato per caso
così di parole dita e fiori
e braccia digiune di carezze,
aspettavo le sere
spettinate dalle tue mani
sopra panchine
e lampioni da spegnere per un bacio
e le pigne, gli aghi
per farne alberi di natale d’estate
e dare un nome bello
a quella stella raccolta nel cielo,
la stessa nella valigia
di un treno all’alba.
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categoria:i miei azzurri